I
dipinti
Ritratto della Contessa Ubaldini di Federico Zuccari; le Quattro Stagioni,
ambito del Grechetto; opere di Domenico Peruzzini, ritratti del XVII e XVIII
secolo. Nella stessa sala sono conservati i due globi
di Gerardo Mercatore e il piccolo globo di Francesco De Mongenet, del
1560, forse dono del Cardinale di Urbino al nipote Francesco Maria II della
Rovere, come sussidio didattico per l'apprendimento delle prime nozioni
di geografia.
I disegni
La raccolta di Urbania, oltre a costituire il nucleo più importante
delle Collezioni, composta da 746 disegni di età manierista, probabilmente
riuniti dal Conte Federico Ubaldini nelle sue residenze tra Siena, Roma
e le Marche. Un primo restauro dei disegni fu computo nel 1950 dal Gabinetto
Nazionale dei Disegni e delle Stampe di Roma e in tale occasione il corpus
grafico di Federico Barocci fu definito non inferiore alla maginifica
serie degli Uffizi. Sono esposti attualmente circa 69 disegni di Federico
Barocci, del Sassoferrato, di Taddeo e Federico Zuccari, del caravaggesco
Gian Francesco Guerrieri e di Simone Cantarini, allievo pesarese di Guido
Reni.
Le incisioni
Appartengono al Museo di Urbania circa mille incisioni, e anch'esse, come
i disegni, furono sottoposte, nel 1950, ad un attento restauro. Tra gli
autori, maestri fiamminghi del XVI e XVII secolo, nutriti dell'esperienza
italiana come Martin De Vos, che lavorò con il Tintoretto; Enrico
Goltzio, pittore e celebre incisore; Giovanni Breughel, figlio del più
noto Pietro; GiovanniStradano, attivo a Firenze; i Carracci, cui sono
state dedicate anche delle mostre. Tra le incisioni spicca l'acquaforte
composta da quaranta carte incollate una di seguito all'altra raffigurante
il Trionfo di Carlo V a Bologna, dove Francesco Maria I Della Rovere fu
inviato a assistere, il 24 febbraio del 1530. L'incisione di Nicolas Hogemberg
esposta in uno spazio apposito e può ancora oggi essere letta di
seguito, come se l'occhio dello spettatore dovesse ripercorrere il grandioso
corteo.
Il patrimonio
librario. Gli incunaboli e le cinquecentine.
Nel Museo di Urbania sono conservati: l'edizione del 1528 del Cortegiano
di Baldassar Castiglione, l'editio princeps degli Asolani di Pietro Bembo,
la Commedia di Dante Alighieri del 1491 commentata da Cristoforo Landino;
i Sonetti del Signor Torquato Tasso, del 1583. Ricordiamo inoltre che
sia il Bembo che il Tasso furono spesso ospiti dei Duchi nella residenza
del Barco. Altre pubblicazioni: edizioni di Aldo Manuzio e del Giunti,
come l'Anatomia del Valverde del 1586. Alcuni testi sono delle pietre
miliari per le discipline scientifiche come il libro di Corrado Von Gesser
(detto Plinio della Germania) Icones animalium del 1540 e alcuni di P.
Andrea Mattioli, botanico e medico personale di Ferdinando e Massimiliano
II.
La ceramica
di Casteldurante
Sono esposte in museo ceramiche a partire dal XIV secolo fino al XVIII
secolo. Disposte in ordine cronologico, dal XIV al XVIII secolo, sono
mostrate nella varietà delle forme: dai boccalini ai boccaloni,
dalle ciotole alle crespine, dai bacili alle piastrelle. Numerosi i motivi
decorativi, simboli delle varie botteghe locali: stemmi, fiori, festoni,
foglia di quercia (famiglia Della Rovere). La gamma dei colori (verde,
giallo, arancione e blu) tipica della ceramica durantina. Un tempo erano
attive ad Urbania ben 40 botteghe di ceramica; con una civiltà
cortigiana come sostegno, i ceramisti durantini esprimevano una sensibilità
popolare che spesso traduceva in termini artistici la metamorfosi di comuni
utensili.
La produzione
lignea
La tradizione della scultura e lavorazione del legno antica e diffusa
in tutta la zona metaurense.In particolare l'alta valle del Metauro ha
prodotto artisti e artigiani le cui opere hanno abbellito gli arredi lignei
e i cori delle chiese locali. Sono esposti sculture raffiguranti angeli
e santi, mobili e modelli lignei tra cui il modellino di ristrutturazione
del Barco (sec. XVIII).
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